Ogni re deve avere, nel senso ordinario delle cose, la sua reggia. Luca Collami, stellato al  Baldin , , sembra davvero aver trovato la sua dimensione al Grand Hotel di Arenzano

E la cosa ci piace , certamente, perché e’ un modo concreto per affermare un principio che contraddice la vulgata, tutta italiana è tutta recente, secondo la quale la cucina di livello sarebbe antitetica ai luoghi deputati all’ospitalità alberghiera.

Detto in  tutta franchezza, visto  che ci è dato conoscere la “mano” di chef Collami , abbiamo bypassato il menù degustazione ( cinque portate molto interessanti) per andare a spiluccare nel menu’ alcune scelte basiche e/o tradizionali .

Abbiamo deciso di reincontrare chef Luca  Collami , partendo da un carpaccio di pescato al tartufo nero.

Luca Collami

Un piatto  molto lineare che abbiamo parigliato con un Valdobbiadene Cartizze che ci accompagnerà, maturo e fruttato al punto giusto, per tutto il pasto.

Al momento del primo piatto, optiamo per la semplicità di una mes ciua spezzina. Antica preparazione delle donne di quella provincia in grado di dare dignità di piatto gustoso alle granaglie cadute dai sacchi di juta lavorati sui moli.

Ne abbiamo ricavato le identiche sensazioni. Se e’ vero, ed è vero, che il piatto più difficile da realizzare è lo spaghetto al pomodoro, anche una tradizionale mes ciua pone le sue tematiche ma  si porta a casa i suoi applausi.

 

Voto alla mes ciua : 8

Tradizione, territorialità intesa almeno come aderenza ad un percorso di accompagnamento per un pescato che nostrano non è : lo stoccafisso.

Luca Collami

Lo scegliamo nel suo modo più consueto: accomodato sotto forma di ricetta ponentina, Della darsena. E qui rimarchiamo che una caratteristica di Collami è l’estrema leggerezza che conferisce ai suoi piatti.

Compatto, essenziale, senza una punta di grassi in eccesso.

Voto allo stoccafisso : 8

Ne abbiamo avuto ennesima dimostrazione quando in tavola ci è stato recapitato un piacevole intermezzo di gamberetti tiepidi con una semplice nuvola di maionese.

 Dolce nel segno della tradizione rivisitata con un utilizzo della Prescinseua, la cagliata genovese, in uno dei modi alternativi e innovativi, che più ci piacciono . Affondiamo il cucchiaio in una morbidissima cheesecake dove il gusto , temperatamente acidulo , del formaggio  si adagia su un crumble meravigliosamente sfarinato che addiziona di un punto la votazione che è già ragguardevole. La colata di frutti  equilibrata e scenograficamente non invasiva, e’ il sigillo ad una semplicità superba. Ecco un caso dove l ‘ottimo giudizio nasce dalla considerazione : “Ne avrei mangiata ancora.”

Voto alla Cheesecake: 9

Chiudiamo con una Malvasia delle tenute della proprietà a Gabiano. Davvero un giusto corollario.

In conclusione. Il servizio è cortese, veloce e molto gentile. Nel rispetto della professionalità la giusta carica di empatia . Grande attenzione a ciò che avviene in tavola e nei suoi pressi.

La carta dei vini e sufficientemente rappresentata anche in  termini di “ bolle” con una discreta attenzione ad alcune scelte raffinate e ultra classiche. Spazio anche ad alcune opzioni  legate alla produzione che arriva dalle tenute del marchese Giacomo Cattaneo Adorno, padrone di casa.

Voto ai vini :7,5

La sala è in stile, raccolta e ricca di specchi . I tavoli ben disposti ed il vettovagliamento consono ed elefante. Ci piace, non ci stupisce, la funzionalità estrema dei piatti rigorosamente in bianco.

Voto alla struttura: 8

A voler concludere possiamo tranquilla te chiosare in questo modo : al Grand Hotel di Arenzano “Ristorante  La Veranda” Chef Luca Collami “ Abbiamo mangiato bene.”

Voto  complessivo:  8,5

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