Trattoria della RaibettaVegano, no grazie…Un altolà piuttosto deciso quello che arriva da Genova rispetto alle nuove e sempre più crescenti abitudini alimentari che, anche in Italia, si sono trasformate da nicchia in tendenza. Come dire, insomma, davanti a pesto e pansoti il vegan può aspettare…

E’ questo quanto emerge una ricerca condotta dal food delivery Just Eat insieme a Bva Doxa per esplorare la propensione degli italiani rispetto alla dieta vegana e vegetariana. Sono altre le città capofila di queste nuove abitudini a tavola.

MANGIARE VEGANO A GENOVA

In testa c’è Roma, seguita da Bologna e Milano, la città più attiva nel food delivery di cucina vegana. Se, come è stato fatto, nella ricerca si includono anche le abitudini vegetariane, questo si spiega meglio con il tipo di cucina genovese tradizionale che lascia ampio spazio alla cucina orticola con grande uso di verdure e una vasta gamma di saporite torte salate. Genova a parte, comunque, secondo i dati del  2021 la richiesta di cucina vegana, a livello nazionale, è cresciuta del 67%: un balzo avanti notevole, ancorché calibrato su bassi numeri in partenza. Nella categoria dei piatti più ordinati, oltre a piatti come torta salata di verdure, pita falafel e babaganoush, spiccano anche i piatti più amati nel food delivery, in versione vegana. In particolare, crescono nel 2021 le versioni vegane di poke , sushi , hamburger , pizza e insalate . La ricerca ha svelato che gli italiani, pur essendo un popolo principalmente onnivoro, prestano una maggiore attenzione al consumo di proteine animali rispetto al passato. Questo per limitarne gli effetti negativi per la salute. Sono infatti 2 su 3 (67%) gli italiani che dichiarano di aver ridotto i consumi di carne e pesce. Lo hanno fatto  principalmente per motivi di salute (45%), ma anche per un’attenzione al tema della sostenibilità (28%). Inoltre, il 20% degli intervistati ha dichiarato di aver provato in passato una dieta vegana/vegetariana. Circa il 14% si dichiara propenso a seguire una dieta vegana nei prossimi 12 mesi. Ma  la propensione cresce (32%) qualora l’adesione al regime alimentare vegano fosse limitata nel tempo (3-6 mesi). Insomma vegani si, ma a piccole “porzioni”. Siamo Italiani o no?

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