Si fa presto a dire: vino. Si fa presto a dire: bevo. Meno facile mettere in fila queste due semplici parole con un nesso logico. Insomma, spesso, stanno vicine ma sono lontane anni luce. Bere non è facile e bere bene anche di più. Ma quali sono i principali errori che possiamo commettere quando accostiamo le labbra al bicchiere? Già, intanto quale bicchiere…E non è solo questo il dilemma da risolvere quando dite: bevo vino.
NON SI FA
Non si riempie il bicchiere fino all’orlo.
Non stiamo parlando di birra…Non è perché ci i troviamo di fronte a capaci balloon, dobbiamo versarci dentro l’intera bottiglia. Avremmo difficoltà insormontabili di pesantezza del bicchiere, saremmo davvero ineleganti e sarebbe impossibile gustare il contenuto.
SI FA
Si riempie il bicchiere a 150 millilitri.
Sarà possibile, così, far roteare il vino, apprezzarne la glicerina che si forma sulle pareti del bicchiere. Sarà poi possible annusarlo e berlo in modo molto comodo.
NON SI FA
Prendere il bicchiere dalla pancia
Il calore trasmesso dalla mano, altera quello di servizio del vino. Gli odori trasmessi dalla mano, possono essere avvertiti dal naso mentre si beve, alterando i sapori olfattivi che percepiamo bevendo. L’idea di base, sarebbe quella di mantenere il vino il più possibile prossimo alla temperatura a cui è stato versato.
SI FA
Il bicchiere si impugna dallo stelo
Perché se il bicchiere è stato creato con lo stelo, un motivo ci sarà pure! Se il concetto di tenere il calice per lo stelo è più facilmente assimilabile per vini bianchi, brut e moscati che hanno una temperatura di servizio di un certo tipo, è bene comprenderlo anche per i rossi che hanno temperature di servizio superiori ai primi, ma che hanno la necessità di non alterarle oltre quello che è fisiologico e sopportabile. Discorso a parte, se si intende degustare un vino caldo.
NON SI FA
Comprare un vino in base all’etichetta
Viene per senso. L’etichetta di fornisce delle indicazioni sicuramente utili ma accessorie alla scelta. Quando entriamo in un’enoteca dovremmo avere già un’idea della nostra necessità e di ciò che volgiamo. Non si entra in libreria per comprare un libro sulla base della foto in copertina…
SI FA
Comprare per conoscenza oppure…
Se proprio non abbiamo un’idea sparata circa il vino che intendiamo acquistare, piuttosto che il salto nel buio abbiamo alcuni rimedi pratici. Uno, è quello di ricorrere ad utilissime applicazioni per il nostro smartphone che ci possono fornire una mano anche se siamo mediamente esperti. Fotografiamo il vino sullo scaffale e dopo pochi secondi abbiamo molte informazioni utili su di esso. Oppure, scegliamo un negozio primario e rivolgiamoci ad un addetto competente per farci guidare. Sarà sempre meglio che prendere un abbaglio, magari a caro prezzo.
NON SI FA
Bere sempre lo stesso vino
Esistono, cifre alla mano , oltre 6 milioni di vini e voi bevete sempre lo stesso bianco della vostra regione. Un po’ riduttivo, non vi pare?
SI FA
Tanti vini, tante regioni
Nel rispetto di quelli che sono gli abbinamenti, è interessante variare per tipologia di vino e regione di produzione. Non vi mancano certo le scelte.
NON SI FA
Attenersi sempre alla regola rosso e bianco
Rosso con le carni, bianco con il pesce? Non è proprio così, non è sempre in questo modo. Si tratta di indicazioni e come tali vanno prese, ma non sono assolute. Molto più interessante l’abbinamento per similitudine o contrasto, ma anche quello della regionalità. Spesso un piatto regionale viene “vissuto” proprio con un vino del territorio. Una cosa da non fare, assolutamente, è abbinare il pesto genovese ad un rosso: il tannino, presente in misura consistente in un vino rosso di corpo anche pregiato, contrasta in maniera netta con alcuni elementi presenti nella tradizionale salsa genovese: il basilico ma, in primis, l’allicina contenuta nell’ aglio. E non diteci che fate il pesto senza…
SI FA
Abbinare rosso al pesce
Se un raviolo al “tocco”, deve necessariamente “morire” con un calice di Ormeasco di Pornassio, eccellenza del Ponente ligure, non è detto che tutti i pesci, o le carni, debbano sottostare a questi diktat enogastronomici. Se per una spigola al vapore non vediamo altro che in bianco ligure, per una Buridda importante, non è detto che non si debba accompagnare con un bel Rossese di Dolceacqua. Se parliamo di pasticceria fresca, Moscato tutta la vita: ma che sia del Tigullio, un’eccellenza.
NON SI FA
Bere velocemente
Ci sono molti motivi per bere in modo “slowly”. Dal punto di vista del piacere, sorseggiare un vino è momento per fermarsi a ragionare su di esso: sapori, caratteristiche, notizie. Insomma tutto quello che può accrescere il nostro piacere e la nostra cultura enologica.
SI FA
Si beve lentamente
Da un punto di vista medico e della nostra salute, l’assunzione rallentata di alcolici è consigliabile in quanto l’impatto con il nostro organismo è meno impattante a livello di recettori. Inoltre, in questo modo, avremo delle assunzioni, sicuramente, minori rispetto alle quantità e da questo se ne avvantaggerà anche il gusto percepito. In ultimo, a guadagnarci, sarà anche la tasca…
NON SI FA
Esaminare il vino al primo sorso
Quando il cameriere mesce il primo sorso di vino, vuole avere un ok a servire. Non dovete iniziare a parlare della prima volta in cui lo avete assaggiato o di come lo avete scoperto: lo farete dopo con i vostri commensali. Dite sì, o tacete per sempre…
SI FA
Esame veloce e poi…
Il vino ha dei problemi evidenti, gusti sgraditi, sa di tappo? Il cameriere lo può servire? Limitatevi a questo.
Condividi:
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest










Devi effettuare l'accesso per postare un commento.