L’aria delle alture fu rovinata dai veleni degli scarichi industriali. Quello che era un simbolo dell’ entroterra genovese il bianco vino di Coronata, divenne un esiguo feticcio . Alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, contava in una decina di produttori per una produzione di circa settantamila bottiglie annue. Più difficile fare i conti oggi con questo vino difficile . La fama del Coronata era più che per le sue qualità organolettiche , per essere il tradizionale vino da osteria genovese. Camillo Sbarbaro scrisse il suo componimento “Trucioli” proprio come dedica a quel “vinello rallegrante” in “svelte bottiglie verdoline”. Anche il Caproni ci scrive di un “gottino di Coronata…tutto odoroso di zafferano e di cedro, da una bottiglia lunga e gotica come una guglia.” Scrisse il Borzini: “”””Specie in estate, quel vinello, apparentemente ingenuo, è lietezza. E non soltanto nella gola, ma anche nel cuore, ché ti entra nel sangue come un amore appagato e si stempera in mille delizie che vanno da una quieta, sbiadita sensualità ad una calda ebrezza…Tutti i vini, se sono vini, sanno di vino, ma a sapere di zolfo c’è solo il Coronata.”
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