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Vino di Coronata: “beviamolo” con Mauro Salucci

Vino di CoronataL’aria delle alture fu rovinata dai veleni degli scarichi industriali.   Quello che era un  simbolo dell’  entroterra genovese il bianco vino  di Coronata, divenne un esiguo feticcio .  Alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, contava in una decina di produttori per una produzione di circa settantamila bottiglie annue. Più difficile fare i conti oggi con questo vino difficile . La fama del Coronata era più che per le sue qualità organolettiche , per essere il tradizionale vino da osteria genovese. Camillo Sbarbaro scrisse il suo componimento “Trucioli” proprio come dedica a quel “vinello rallegrante” in “svelte bottiglie verdoline”. Anche il Caproni ci scrive di un “gottino di Coronata…tutto odoroso di zafferano e di cedro, da una bottiglia lunga e gotica come una guglia.” Scrisse il Borzini: “”””Specie in estate, quel vinello, apparentemente ingenuo, è lietezza. E non soltanto nella gola, ma anche nel cuore, ché ti entra nel sangue come un amore appagato e si stempera in mille delizie che vanno da una quieta, sbiadita sensualità ad una calda ebrezza…Tutti i vini, se sono vini, sanno di vino, ma a sapere di zolfo c’è solo il Coronata.”

 

 

 

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