Non è semplice ricostruire quella che fu la tavola imbandita a Genova durante il Medioevo. Naturalmente vi fu una grande differenza fra i banchetti dei patrizi e quelli della plebe. La cucina di Genova, rispetto a quella del ponente, fu condizionata dall’assenza di un entroterra ampio e coltivabile, a differenza di zone come quelle di Albenga ed altre.

Vi era poi la diffusione , fra i genovesi, dell’agricoltura come di un’occupazione faticosa e di bassa lega. I “besagnini”, che coltivavano lungo il letto del fiume i loro prodotti, dovevano di volta in volta chiedere il permesso per entrare dalle mura di Genova e pagare le relative gabelle per entrare in città e vendere.Questo non deve fare pensare che il ricco genovese non tenesse allo sfarzo della sua tavola: abbondava ovunque l’argenteria, anche in posate e vassoi, proveniente dai mercanti iberici.

Tavola  imbandita a GenovaLa Spagna era una perenne debitrice di Genova, e pagava i suoi interessi come poteva, spesso con oro ed argenti. Nel corso delle loro navigazioni i genovesi avevano imparato l’arte dell’accoglienza. Lo facevano  in uno stile oltremodo raffinato, soprattutto grazie alle esplorazioni nei paesi orientali. La servitù era vestita con velluti e damaschi. Le tavola imbandite per l’occasione erano addobbate con colori e suggestioni di terre lontane. Fasti  che lasciavano il segno nella memoria dell’invitato. La tavola imbandita  a Genova a quei tempi era difficile da dimenticare

Nel 1357 il Comune offrì un ricevimento in onore del cardinale Egidio di Albornoz, ambasciatore del Papa Innocenzo IV. Il pranzo, leggendo “il menu” è d’impronta feudale e costa ben 200 lire genovine d’oro.  “””…proprullis, gallinis. carnibus, confectionibus, ovis, prezinsollis, vino, pane, caseo, fructibus et aliis diversis…”””L’unico vero cruccio che ci rimane è sapere che i cuochi e la servitù erano schiavi ed analfabeti, quindi incapaci di lasciare qualsivoglia testimonianza sui fasti culinari dell’epoca.

 

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