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Quasi latte ma non proprio Però piace

Non si può chiamare latte, una sentenza della Corte di Giustizia Ue lo impedisce.  Ma ormai campeggiano nei banconi del bar e nel frigo di casa come bevande alternative al latte vaccino.  Rappresentano  una nicchia di mercato che  nell’anno della pandemia mostra tendenze di crescita a doppia cifra e sta diventando un modo di bere sempre più diffuso. Quasi latte ma non proprio.

quasi latteQuello di soia ha fatto da apripista negli ultimi cinque anni in Italia.  Ma la gamma di proposte a base vegetale annovera prodotti a base cereali, ma anche noci e ortofrutta. Nel 2020, i dati di vendita si sono impennati.

Una moda cavalcata da multinazionali ma anche da realtà italiane. C’è   Granarolo, Centrale del Latte d’Italia e Tre Valli, anche se il tema è divisivo nel comparto zootecnico che non ci sta a mandare nel dimenticatoio il rito della mungitura e della produzione lattiera.
Le associazioni di categoria lamentano la crescente disaffezione dei consumatori verso il latte vaccino, a causa della promozione del consumo di proteine vegetali, con un calo degli acquisti del 5% annuo.E ricorda l’importanza del settore lattiero-caseario, con un fatturato di circa 16,5 miliardi di euro, che rappresenta 11,5% del totale del fatturato industriale dell’agroalimentare. La spesa annua delle famiglie sui prodotti del settore si aggira sui 20 miliardi di euro.

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