Il pesce a Genova aveva un ruolo centrale, nella Repubblica : serviva ad osservare i periodi di magro delle prescrizioni religiose e veniva consumato dal popolo sotto forme di zuppe, come la buridda (pesce e verdure a pezzetti) o il ciuppin (zuppa passata, oggi frullata). Solo presso la nobiltà il pesce veniva servito come pietanza. Le leggi alimentari erano ferree e la mancata osservanza da parte dei pescivendoli comportava anche sanzioni corporali. Il pesce a Genova doveva essere venduto entro 24 ore dalla pesca. Si poteva superare questo limite e venderlo a prezzo inferiore. Ma in questo caso era obbligatorio porre vicino al pesce una lanterna rossa che ne dava indicazione inequivocabile.
In caso contrario si conduceva il trasgressore in zona Banchi, “in clapa piscium” ora diremmo “ciappa”. La ciappa eraun lastrone di ardesia usato per punizioni corporali. Il condannato veniva sollevato con delle funi e lasciato andare sulla ciappa d’ardesia piu’ volte, fra la derisione popolare. Ancora più crudele era la pena per la pescivendola. A lei veniva scoperto il sedere e battuto in pubblico con la doga di una botte. A dispetto di quanto si possa pensare, questo rituale si ripeteva piuttosto spesso. Proprio da questo nel vocabolario popolare , la pescivendola venne contraddistinta come una donna volgare e di facili costumi.
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