Conto alla rovescia, ormai, per la riapertura dell’ Osteria del Bai: si avete letto giusto. Tra le tante novità che vi stiamo per raccontare, la prima è proprio questa. Il termine Antica, infatti, resterà, solo, sulle insegne storiche.
Ma procediamo con ordine. La notizia dell’imminente riapertura ,e vedremo quando, sta suscitando grande interesse nei genovesi per la storica importanza del locale. Qui si parla di una stella Michelin e il jet set ai suoi tavoli in passato. Il Bai, da sempre nel cuore dei genovesi, era chiuso dal 2016, dopo la morte dello storico proprietario Gianni Malagoli.

Con un profondo lavoro di restyling, Agostino Catanzano ha messo mano alla struttura apportando significative ma necessarie variazioni che già si possono apprezzare semplicemente transitando. Ma è all’interno che si celano le autentiche novità ancora ricoperte da un velo destinato a diventare sipario pronto a calare al momento del via. La ripartenza sarà davvero alla grande e si lavora alacre
mente per far ritrovare una rinnovata Osteria del Bai, si spera, sotto l’albero di Natale dei Genovesi. Proprio nel corso del rush finale, tuttavia, è arrivata la notizia che, come invece era trapelato da più parti, non sarà Gugliemo Arnulfo lo chef della second life del Bai. Un anno trascorso insieme, dove Arnulfo ha segnato il percorso della rinascita dopo la sua chiusura durata cinque anni e dove lo chef, dicono dal Bai, ha dato un apporto fondamentale a quella che sarà la nuova struttura in termini di progettazione e di contenuti. E Zena a Toua è in grado di anticipare anche i nomi di chi, dalla cucina, guiderà quello che è senz’altro un tributo alla grande tradizione del locale. Un duo composto da Christopher Washburn e Giacomo Boero.
Saranno questi due giovani ma già esperti chef a portare avanti un progetto che si prospetta molto ambizioso ma nel rispetto della tradizione. Legato alla territorialità espressa sotto forma di piatti noti e graditi agli ospiti. Le tempistiche che si sono allungate per l’importanza dei lavori eseguiti, aggiungono i proprietari, hanno anche aperto orizzonti diversi rispetto a quando il progetto era partito. Una visione che, inizialmente, era articolata in due fasi parallele e complementari : quella Bai 2020-2021 e quella Bai 1799. Una data antica che fa riferimento alle profonde radici del ristorante che è , certamente, uno dei più longevi al mondo. Il Bai del futuro guarderà al passato, a quello degli anni d’oro e magici. Come se la porta chiusa nel 2016 da Gianni Malagoli, si riaprisse oggi senza avvertire lo spazio temporale trascorso.
Tradizione, recupero ragionato di proposte da sempre gradite e per questo molto attese. Non certo un clone dell’antico o cucine estreme, ma una qualità tranquilla con tante novità senza scossoni. Questo è quanto trapela dal comprensibile riserbo del quartier generale di Quarto completamente rinnovato e destinato a stupire con i suoi nuovi spazi e la terrazza sul mare. Insomma l’ Osteria del Bai si riscopre con tanta voglia di farsi scoprire eternamente giovane: eternamente Bai.
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mente per far ritrovare una rinnovata Osteria del Bai, si spera, sotto l’albero di Natale dei Genovesi. Proprio nel corso del rush finale, tuttavia, è arrivata la notizia che, come invece era trapelato da più parti, non sarà Gugliemo Arnulfo lo chef della second life del Bai. Un anno trascorso insieme, dove Arnulfo ha segnato il percorso della rinascita dopo la sua chiusura durata cinque anni e dove lo chef, dicono dal Bai, ha dato un apporto fondamentale a quella che sarà la nuova struttura in termini di progettazione e di contenuti. E Zena a Toua è in grado di anticipare anche i nomi di chi, dalla cucina, guiderà quello che è senz’altro un tributo alla grande tradizione del locale. Un duo composto da Christopher Washburn e Giacomo Boero.
Saranno questi due giovani ma già esperti chef a portare avanti un progetto che si prospetta molto ambizioso ma nel rispetto della tradizione. Legato alla territorialità espressa sotto forma di piatti noti e graditi agli ospiti. Le tempistiche che si sono allungate per l’importanza dei lavori eseguiti, aggiungono i proprietari, hanno anche aperto orizzonti diversi rispetto a quando il progetto era partito. Una visione che, inizialmente, era articolata in due fasi parallele e complementari : quella Bai 2020-2021 e quella Bai 1799. Una data antica che fa riferimento alle profonde radici del ristorante che è , certamente, uno dei più longevi al mondo. Il Bai del futuro guarderà al passato, a quello degli anni d’oro e magici. Come se la porta chiusa nel 2016 da Gianni Malagoli, si riaprisse oggi senza avvertire lo spazio temporale trascorso.
Tradizione, recupero ragionato di proposte da sempre gradite e per questo molto attese. Non certo un clone dell’antico o cucine estreme, ma una qualità tranquilla con tante novità senza scossoni. Questo è quanto trapela dal comprensibile riserbo del quartier generale di Quarto completamente rinnovato e destinato a stupire con i suoi nuovi spazi e la terrazza sul mare. Insomma l’ Osteria del Bai si riscopre con tanta voglia di farsi scoprire eternamente giovane: eternamente Bai.






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