Se ne sta là placido. Forse un tempo, dal 1860, da quando esiste, vedeva un po’ meglio il mare di Pra’. Ma il vecchio Muinà di Piazza Sciesa non si lamenta davvero. E’ da quell’epoca, infatti, che offre ristoro a quanto si vogliono sedere ai suoi tavoli all’insegna della qualità del buon pescato. Oggi che il ristorante è tornato, con successo, all’antica gestione la bandiera della qualità svetta con il vento in poppa. Alla guida dei fornelli la signora Giuseppina Mantero “Sessant’anni ai fornelli “ ci dice. Ma con il piglio giovanile di chi , ancora, non ha difficoltà a distribuire qualità e sapienza in pari misura ai piatti che escono dalla cucina coordinati dal sempre ottimo Edoardo Castelli. Mettere in fila le squisitezze proposte dalla carta di Muinà, potrebbe essere riduttivo. La nostra visita è stata all’insegna del “non si conosce mai troppo”. E così abbiamo chiesto uno sforzo alla cucina che ci ha recapitato in tavola un doppio assaggio di “tuccu” e pesto, così per gradire, in luogo degli antipasti, peraltro formidabili nella meravigliosa sfilata di freddi e caldi di cui si compone quello regale della casa.
Tuccu delizioso, equilibratissimo. Anziché degustare i ravioli “ a culo nudo” abbiamo rovesciato le proporzioni e in piena libertà siamo stati baciati dalla fortuna di poter assaggiare un mix di aromi e sapori del gran sugo genovese. Non poteva mancare, alla prova d’assaggio, un pesto molto deciso dove l’impronta d’aglio si avverte nel quadro complessivo di una salsa indubbiamente calibrata. Tuttavia non siamo di fronte all’omologazione che a volte ricorre, ma a una firma decisa che arriva dalla cucina come la firma d’autore su un quadro.
Corzetti, di Levante, al ragù di polpo: un’autentico giardinetto di sapori dove si sente il mare e la consistenza ruvida della pasta genovese raccoglie gli umori del polpo in armonia con gli altri elementi.
Grigliata di pesce freschissimo a chiudere, proprio per assaggiare le scelte, eccellenti, legate al pesce di giornata. Non troverete mai tutto uguale come tipologia: e di questo ci dichiarammo perfettamente felici. Si mangia ciò che offre la giornata di pesca.
Una bella esperienza in un ambiente molto famigliare. Bolle a sgrassare qualche consistenza importante e grande soddisfazione. Muinà: un amico ritrovato.
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Se ne sta là placido. Forse un tempo, dal 1860, da quando esiste, vedeva un po’ meglio il mare di Pra’. Ma il vecchio Muinà di Piazza Sciesa non si lamenta davvero. E’ da quell’epoca, infatti, che offre ristoro a quanto si vogliono sedere ai suoi tavoli all’insegna della qualità del buon pescato. Oggi che il ristorante è tornato, con successo, all’antica gestione la bandiera della qualità svetta con il vento in poppa. Alla guida dei fornelli la signora Giuseppina Mantero “Sessant’anni ai fornelli “ ci dice. Ma con il piglio giovanile di chi , ancora, non ha difficoltà a distribuire qualità e sapienza in pari misura ai piatti che escono dalla cucina coordinati dal sempre ottimo Edoardo Castelli. Mettere in fila le squisitezze proposte dalla carta di Muinà, potrebbe essere riduttivo. La nostra visita è stata all’insegna del “non si conosce mai troppo”. E così abbiamo chiesto uno sforzo alla cucina che ci ha recapitato in tavola un doppio assaggio di “tuccu” e pesto, così per gradire, in luogo degli antipasti, peraltro formidabili nella meravigliosa sfilata di freddi e caldi di cui si compone quello regale della casa.
Tuccu delizioso, equilibratissimo. Anziché degustare i ravioli “ a culo nudo” abbiamo rovesciato le proporzioni e in piena libertà siamo stati baciati dalla fortuna di poter assaggiare un mix di aromi e sapori del gran sugo genovese. Non poteva mancare, alla prova d’assaggio, un pesto molto deciso dove l’impronta d’aglio si avverte nel quadro complessivo di una salsa indubbiamente calibrata. Tuttavia non siamo di fronte all’omologazione che a volte ricorre, ma a una firma decisa che arriva dalla cucina come la firma d’autore su un quadro.
Corzetti, di Levante, al ragù di polpo: un’autentico giardinetto di sapori dove si sente il mare e la consistenza ruvida della pasta genovese raccoglie gli umori del polpo in armonia con gli altri elementi.






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