Le avete già viste biancheggiare sugli scaffali dei supermercati o nelle cassette proposte dai “besagnini”? Sì, biancheggiare, perché di rosso, sul limitare della primavera, se parliamo di fragole c’è poco da raccontare. Nella migliore tra le ipotesi tragiche, sono barilotti d’acqua che assomigliano più a ghiaccioli mezzi scongelati che ai prelibati “merelli”, del cui gusto, alcuni di noi, conservano un ricordo che è come un lascito testamentario.
Prezzi sopra la media
I prezzi sono ancora sopra la media stagionale anche rispetto allo scorso anno, scontando all’ingrosso un aumento di quasi il 30% secondo la Borsa telematica Italiana. Colpa delle gelate di fine febbraio e delle temperature ancora basse che non favoriscono la produzione, incidendo sulla poca disponibilità sul mercato. Un frutto che lo scorso anno ha scontato un calo dei consumi per colpa della pandemia, essendo meno conservabile rispetto ad altri, hanno pesato le chiusure di ristoranti e pasticcerie come anche lo stop di matrimoni ed eventi.
Dove natura non arriva
Come non detto…La vera sfida oggi è il sapore, una partita non facile che deve mettere d’accordo le esigenze del produttore alla ricerca di piante ad alta produttività, del rivenditore che punta ad un frutto dalla lunga conservabilità e del consumatore che cerca “quel sapore zuccherino di una volta”. Lo sa bene il mondo della ricerca, in prima linea per rendere sempre più attraente questo frutto, grazie a tecniche colturali e innovazione varietale.
LA FRUTTA IN TAVOLA E’ SPARITA
Fragole tutto l’anno
La stagione delle fragole si è allungata notevolmente rispetto al passato, perché si riesce a produrre naturalmente quasi per 12 mesi, grazie ad un’attenta scelta delle piante e delle caratteristiche di ciascuna varietà. Spiegano gli esperti << Oggi infatti l’80% della produzione made in Italy è in cultura protetta, vale a dire tunnel e serre che interessa il 100% delle fragole del Sud e oltre il 50% delle fragole coltivate al Nord. Si tratta per lo più di semplici coperture che garantiscono qualità e sicurezza dei frutti e permettono di gestire meglio le malattie senza ricorrere a prodotti chimici con la semplice areazione dei teli>>
Ridatemi i “merelli”
E’ facilmente comprensibile che se una pianta produce 1 chilo di frutti, probabilmente, ha un contenuto zuccherino inferiore rispetto ad un’altra che ne produce solo la metà. Stesso discorso riguarda il profumo dei composti aromatici che vengono liberati più facilmente dalle cellule se le pareti sono più deboli e quindi più deperibili, il ché significa avere una polpa e una superficie del frutto più soffice. Per il gusto ? “Ridatemi i merelli” con il vino e lo zucchero.
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I prezzi sono ancora sopra la media stagionale anche rispetto allo scorso anno, scontando all’ingrosso un aumento di quasi il 30% secondo la Borsa telematica Italiana. Colpa delle gelate di fine febbraio e delle temperature ancora basse che non favoriscono la produzione, incidendo sulla poca disponibilità sul mercato. Un frutto che lo scorso anno ha scontato un calo dei consumi per colpa della pandemia, essendo meno conservabile rispetto ad altri, hanno pesato le chiusure di ristoranti e pasticcerie come anche lo stop di matrimoni ed eventi.
Come non detto…La vera sfida oggi è il sapore, una partita non facile che deve mettere d’accordo le esigenze del produttore alla ricerca di piante ad alta produttività, del rivenditore che punta ad un frutto dalla lunga conservabilità e del consumatore che cerca “quel sapore zuccherino di una volta”. Lo sa bene il mondo della ricerca, in prima linea per rendere sempre più attraente questo frutto, grazie a tecniche colturali e innovazione varietale.






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