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Fischi per fiaschi: Alberto Podestà non li prende ma ne scrive

fischi per fiaschiFischi per Fiaschi. L’oggetto del quale ho deciso di parlarvi oggi è il FIASCO, un contenitore adatto al trasporto e allo stoccaggio del vino ma anche dell’olio.
Un manufatto più antico della bottiglia in vetro, di lui si trovano tracce nei racconti del Decamerone, la sua forma è quella di una bolla di vetro con un collo allungato.
Così strano e così insolito d’aver bisogno, come il paguro della conchiglia, di un basamento che risolva la sua precaria stabilità.
Un piede o basamento fatto di paglia intrecciata.
L’assenza del piede lo rendeva più semplice nella lavorazione per i maestri soffiatori nelle vetrerie e quindi più economico.
L’immagine ideale di un FIASCO di vino è quella del Chianti o comunque dei vini del centro e sud Italia, da noi in Liguria non ha mai avuto tradizione nelle nostre cantine di vini locali.
Quindi dovendone trovare un nesso con le nostre tradizioni locali e soprattutto farne tema di un articolo su Zena a Toua ho provato, con un esercizio acrobatico a immaginare il FIASCO a Genova.
fischi per fiaschiHo pensato:  “Vuoi vedere che il nostro contenitore  abbia qualcosa in comune con la nobile famiglia dei Fieschi?”
E invece no! Anche se con un po’ di fantasia uno potrebbe legarlo allo sfortunato esito della Congiura dei Fieschi che in maniera rocambolesca si trasformò appunto in un FIASCO!
A proposito fare un FIASCO è appunto un modo di dire di quando un’impresa, o un’azione qualunque si trasforma in un insuccesso.
Questo termine pare derivare dall’insuccesso dei vetrai nel confezionare un’opera in vetro che venendo male poteva ricordare appunto il FIASCO.

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