Coltivare le tradizioni, ritrovarle sotto forma di nicchie del gusto. Riproporle in chiave antologica senza fermarsi, soltanto, all’espressione del piatto che, pure, ha un peso notevole. Rileggere le ricette con amore spiegandole con dedizione. E’ questo il percorso che viene portato avanti da un locale tra i più interessanti tra quelli che propongono cucina genovese. Parliamo di “Da leccarsi i baffi”. Potremmo, certamente, lodare le coniugazioni tra ravioli e “tuccu” magistralmente eseguito. Potremmo soffermarci sulla tradizione degli antipasti con le lumache alla verezzina in testa. Senza esserci persi ma parlando anche di un sovrapposto cappon magro e di un marcatissimo “branda”.
Invece, più che della tradizione dei dolci fermamente rispettata tra canestrelletti, latte dolce e baci d’Alassio, parliamo della cultura gastronomica che Andrea e la moglie Vanessa portano avanti con lodevole ed azzeccato impegno. Nei giorni scorsi abbiamo partecipato ad una bellissima iniziativa come “Tutti a Toa” e abbiamo scoperto cosa sia l’intelligenza di rappresentare la narrazione dei piatti di pari passo con la loro degustazione sensibile.
Due modi, semplicemente diversi, di rapportarsi con la cucina e il suo territorio. Ad accompagnare la serata, unitamente alla consueta cortesia, una bellissima brochure esplicativa della trazione, dell’aneddotica legata ai piatti e alla storia trasversale tra cucina e società. Una scelta di gusto che ha premiato il nostro tanto che, alla fine, ci siamo leccati i baffi: quelli metaforici ma cresciuti all’occorrenza. Da leccarsi i baffi: certo.
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Coltivare le tradizioni, ritrovarle sotto forma di nicchie del gusto. Riproporle in chiave antologica senza fermarsi, soltanto, all’espressione del piatto che, pure, ha un peso notevole. Rileggere le ricette con amore spiegandole con dedizione. E’ questo il percorso che viene portato avanti da un locale tra i più interessanti tra quelli che propongono cucina genovese. Parliamo di “Da leccarsi i baffi”. Potremmo, certamente, lodare le coniugazioni tra ravioli e “tuccu” magistralmente eseguito. Potremmo soffermarci sulla tradizione degli antipasti con le lumache alla verezzina in testa. Senza esserci persi ma parlando anche di un sovrapposto cappon magro e di un marcatissimo “branda”.
Invece, più che della tradizione dei dolci fermamente rispettata tra canestrelletti, latte dolce e baci d’Alassio, parliamo della cultura gastronomica che Andrea e la moglie Vanessa portano avanti con lodevole ed azzeccato impegno. Nei giorni scorsi abbiamo partecipato ad una bellissima iniziativa come “Tutti a Toa” e abbiamo scoperto cosa sia l’intelligenza di rappresentare la narrazione dei piatti di pari passo con la loro degustazione sensibile.
Due modi, semplicemente diversi, di rapportarsi con la cucina e il suo territorio. Ad accompagnare la serata, unitamente alla consueta cortesia, una bellissima brochure esplicativa della trazione, dell’aneddotica legata ai piatti e alla storia trasversale tra cucina e società. Una scelta di gusto che ha premiato il nostro tanto che, alla fine, ci siamo leccati i baffi: quelli metaforici ma cresciuti all’occorrenza. Da leccarsi i baffi: certo.






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