La figura del cameriere è così importante nel mondo della ristorazione, tanto da essere diventata centrale nel cinema italiano tra sketch, monologhi e interpretazioni geniali.
Come per molte altre attività la differenza la fa il luogo dove si ambienta. In questo modo il cameriere italiano all’estero (Manfredi su tutti) è scrupoloso spesso succube. Ma non mancano slanci di sussulti dignitosi nel finale, altro è lo stereotipo sul suolo nazionale. Qui il cameriere da “vittima servile” diventa carnefice quasi impostore.
Spesso una figura pronta a scatenare tutte le frustrazioni umane, con battutacce, apprezzamenti lascivi, sguardi ammiccanti alle signore, mosche nel piatto, fino al servizio “condito”.
Dai monologhi di Aldo Fabrizi (fratello d’arte in fatto di cucina) a Elio Germano (Alaska), passando per i grandissimi Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi (uno dei primi ad aver capito l’importanza del cibo nel cinema). Non a caso, nell’episodio de “I nuovi mostri” e poi Roberto Benigni, il “magistrale” Gigi Proietti con il suo minestrone condito per concludere con la squinternata banda dei “Camerieri” capitanata da Paolo Villaggio e Diego Abbatantuono.
Per fortuna non è così (almeno si spera) suggestioni letterarie che poco hanno a vedere con questo ruolo importantissimo al quale viene demandata l’accoglienza il servizio, il biglietto da visita che viene subito dopo la location ma prima della stessa qualità del cibo e dell’onore di chi lo prepara.
Ecco in questo momento difficile un mio pensiero e un mio abbraccio va a tutti coloro che dovranno faticare e forse soffrire di più.
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Per fortuna non è così (almeno si spera) suggestioni letterarie che poco hanno a vedere con questo ruolo importantissimo al quale viene demandata l’accoglienza il servizio, il biglietto da visita che viene subito dopo la location ma prima della stessa qualità del cibo e dell’onore di chi lo prepara.






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