Branduardi sul pesto e su Genova. Solo una cosa sull’aglio: “Lo metto dappertutto. Da un po’ a Genova si sono messi in mente di fare il pesto senza l’aglio. Ma diventa una spremuta di basilico. Fa schifo”. Vengo dai vicoli di Genova, i caruggi. Abitavo a via della Maddalena, la strada decumana che taglia l’angiporto e che prosegue verso via del Campo, poi via di Pré. Prostitute, contrabbandieri, gente che entrava e usciva di galera, ma mia madre non ha mai chiuso la porta di casa. Si mangiava quel che usciva dal porto con il contrabbando. Per un mese solo banane, poi arrivava la carne congelata dall’Argentina e per un mese si andava avanti solo con la carne. Infatti odio banane e carne. Ma è stata un’infanzia bellissima”. Bellissima, eppure senza pianoforte. “Abbiamo avuto l’acqua in casa che ero piccolo, il Comune lanciò delle iniziative per i bambini disagiati della zona, nella mia scuola c’era il pianoforte. Mio padre non suonava, ma era un melomane, gli dissi che avrei voluto studiarlo, però costava troppo. E poi in casa non entrava. Mio padre conosceva qualcuno che insegnava al conservatorio Paganini di Genova. Andammo dal maestro Augusto Silvestri, che aprì una scatola e mi fece vedere un violino tirolese del ‘700. Fui colpito dal colore e dall’odore. L’odore della cera. I violini antichi sono stati suonati per centinaia d’anni alla luce delle candele. Dissi: “È lui””. Amore totale. “
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