Arrivando a Pontedecimo, soprattutto alla sera, c’è una cosa che da quasi due secoli è immutata.
La sera tarda per non dire quasi notte, quando i più riposano, quando i rumori smettono o perlomeno si attenuano …Ebbene quasi a riconciliarsi con i tanti effetti collaterali della modernità, aleggia per le strade della delegazione un profumo magico. Un “soffio” piacevole che fa riaffiorare alla memoria emozioni e ricordi vividi.
Una sensazione che si lega alla “memoria olfattiva” così diffusa e condivisa che si potrebbe definire anche “memoria collettiva”.
Parlo degli effetti piacevoli della lavorazione della fabbrica dei biscotti Grondona, un’azienda presente sul territorio dal 1825, che di generazione in generazione è cresciuta e si è affermata senza tradire i fondamenti di chi l’ha iniziata e che per questo gode di grandi considerazioni.
Sviluppo e tradizione tanto da portarla a essere (ahinoi quasi un’eccezione nel panorama genovese) capogruppo di altri marchi prestigiosi nel settore dolciario.
Per me il biscottificio Grondona rappresenta un pezzo della mia storia, legato soprattutto alla mia infanzia e adolescenza, allorquando tra le mie mansioni di figlio primogenito(!) vi era quella di andare a comprare i biscotti allo spaccio, quello storico nello stabilimento di discesa al Torrente Verde.
Dei sacchi con i biscotti leggermente difettati, naturalmente solo nella forma! Quelli che nella lavorazione rimanevano un po’ meno bene , leggermente sbeccati, ma proprio per questo avevano il doppio pregio di essere buoni come quelli “presentabili” e costare meno!!
Dietro al banco, quasi sempre la sorridente Signora Grondona mamma di Diddi e Gildo, che mi permetto di chiamare confidenzialmente con i loro diminutivi in ragione del fatto di essere cresciuto con i loro biscotti.
Dimenticavo la “morte” dei biscotti della Salute era nel caffelatte e il latte era quello Oro della centrale…




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