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ANTICA OSTAJA: SAPORI INDISCUSSI

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Era da un po’ di tempo che volevamo sederci nella sala in legno dell’Antica Ostaja di via Piacenza. Si tratta di un locale noto e storico a Genova, con un passato legato al suo antico nome di “Vaschetta”. Superati i trascorsi “musicali” ed un periodo non brillantissimo, il locale ha ripreso la vecchia strada grazie alla passione di Elisabetta Filippello, chef di studi rigorosi e di grande e passionale creatività, e di  Salvatore Simonetti, impareggiabile conoscitore della vasta offerta di vini che la carta del ristorante mette a disposizione ( ne abbiamo contati oltre 80) tra bianchi, rossi e bollicine. 

antica ostaja

http://www.anticaostaja.it/ 

Di grande lustro l’entrata,  con la marmellatina di chinotto su una punta di erborinato, che ci  predispone al buon gusto che   accompagna questo locale.

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Doppio esperimento di antipasto, incuriositi dalle proposte decisamente particolari. Come sottrarsi ad un Pig Tramezzo con mostarda al chinotto di Savona. Sapore lieve ma deciso quello di questa elaborazione molto particolare: una proposta esclusiva che abbina le fragranze delle sfoglie alla morbidezza della carne. 

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Il pane, come la pasta, di produzione propria. Un sapore lievemente deciso al limite dell’acido di cui occorre tenere conto. Ci è parsa una leggera invasività dei lieviti.

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Superba la seconda proposta antipasto: una battuta al coltello della Val di Vara con salsa di noci e prescinseua. Morbide sensazioni arrivano dalla carne, finissima, accompagnata da un mix dove la salsa di noci, assolutamente non aggressiva, stempera l’acidità della prescinseua. Soddisfazione palatale.

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Perchè no ? Se il menù marca pesto al mortaio, occorre rispondere decisamente all’abbinata con le picagge avvantaggiate. Cottura della pasta ideale, pesto superbamente eseguito. Battuto omogeneo, finissimo, amalgamato senza soluzione di continuità. Vederlo eseguire deve essere uno spettacolo per gli occhi, quasi pari a quello di gustarlo. 

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Veloce digressione per raccontare, con le immagini, come si è conclusa la degustazione. 

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Il dolce è lineare e tipicamente di gusto genovese come lo è la tradizionale Panera senza fronzoli, servita con un vezzo di briciole biscotatte. Perchè non pensare, invece, ad una cialda?

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Detto che il tutto è stato accompagnato da una bottiglia di Granaccia di Valleponci del 2014, valutiamo il conto nella più assoluta ordinarietà di un ottimo rapporto costo qualità.  

Esperienza positiva per un locale che ha grandi potenzialità che devono ancora sprigionarsi dalla cucina: magari attraverso un menù più equilibrato tra le proposte di carne e di pesce. Un po’ più di decisione, insomma, nelle scelte d’indirizzo.

In sala la presenza di Salvatore Simonetti, di grande competenza, non è coadiuvata adeguatamente: uno sforzo. Ci ha colpiti la cura dell’arredamento della sala: caldo ed informale. Facilità di posteggio ed una toilette pulita ed ordinata con una gradevole  gigantografia di sapore filmico. Esperienza da rinnovare. 

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