Il 70% degli italiani sceglie piatti surgelati al ristorante senza problemi.
Quell'”asterisco” riportato nei menu per contraddistinguere gli alimenti sotto zero da quelli freschi appare al consumatore niente più che un simbolo per il 64%, a cui si aggiunge un 5% che lo ritiene inutile. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Bva-Doxa per IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati. Ricerca condotta per conoscere l’opinione degli italiani in merito all’utilità di questo simbolo introdotto oltre quarant’anni fa .
Asterico viene dal passato
<<L’asterisco è un’informazione retaggio di un mondo passato che non esiste più, che poggiava anche sull’implicita convinzione che un alimento surgelato fosse un prodotto di qualità inferiore rispetto al fresco – ha detto il presidente Iias, Giorgio Donegani – una concezione anacronistica che finisce per penalizzare gravemente questi prodotti.>>
Donegani continua poi di
cendo >>Per comprendere quanto questa idea sia sbagliata, basta ricordare che i surgelati sono così tecnologicamente avanzati da mantenere intatte tutte le qualità nutrizionali del prodotto fresco. Subiscono infatti un congelamento ultrarapido in cui raggiungono in brevissimo tempo i -18°C determinando la formazione di micro-cristalli di acqua che lasciano il prodotto pressoché intatto. Di contro, un prodotto fresco, come ad esempio una verdura consumata a qualche giorno dalla raccolta, riduce di molto il proprio contenuto di nutrienti.>>
Sempre più surgelati
Quanto al consumo domestico, i consumi dei surgelati nel 2020 hanno superato per la prima volta i 15 kg di consumo pro-capite annuo. Inoltre, il 92% degli italiani dichiara di usarli quando gli analoghi freschi non sono disponibili o di stagione e lo fanno soprattutto se si tratta di vegetali (25%)”.
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cendo >>Per comprendere quanto questa idea sia sbagliata, basta ricordare che i surgelati sono così tecnologicamente avanzati da mantenere intatte tutte le qualità nutrizionali del prodotto fresco. Subiscono infatti un congelamento ultrarapido in cui raggiungono in brevissimo tempo i -18°C determinando la formazione di micro-cristalli di acqua che lasciano il prodotto pressoché intatto. Di contro, un prodotto fresco, come ad esempio una verdura consumata a qualche giorno dalla raccolta, riduce di molto il proprio contenuto di nutrienti.>>






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