Slow Wine è giunta alla nona edizione e sempre di più si connota per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie. «Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire “meno marketing e più viticoltura”», raccontano i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno le quasi 2000 cantine recensite, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone.
Ma passiamo alla Liguria: «L’annata 2017 qui è stata davvero dura, proprio per queste unicità che caratterizzano il territorio. La siccità si è fatta sentire più che altrove, con una perdita netta di raccolto che spesso ha sfiorato il 50 per cento. Nonostante questo, essendo i liguri tenaci vignaioli abituati alle bizze del tempo, i vini che abbiamo assaggiato si sono rivelati molto interessanti, confermando una crescita di qualità in continuità con l’anno scorso», commentano i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni. «Senza troppe distinzioni tra Ponente e Levante, i vitigni bianchi si sono comportati bene, con alcol e dolcezze presenti ma mai soverchianti,
sia per quanto riguarda il vermentino, sia per il pigato. Salutiamo con interesse la capacità, ormai acquisita da un robusto manipolo di produttori, di maneggiare con perizia anche recipienti differenti rispetto all’ acciaio, come cemento, legno e l’ultima arrivata, l’anfora. Per quanto riguarda i rossi la vera star è il Rossese di Dolceacqua: qui si è creato un gruppo di vignaioli che ben interagiscono tra loro e che rema unito nella stessa direzione».
Le Chiocciole
Maria Donata Bianchi Diano Arentino IM
Santa Caterina Sarzana SP
Walter De Battè Riomaggiore SP
Cascina delle Terre Rosse Finale Ligure SV
Le Bottiglie
Bruna Ranzo IM
Maccario Dringenberg San Biagio della Cima IM
Terre Bianche Dolceacqua IM
VisAmoris Imperia IM
Possa Riomaggiore SP
Le Monete
Cascina Nirasca Pieve di Teco IM
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Ma passiamo alla Liguria: «L’annata 2017 qui è stata davvero dura, proprio per queste unicità che caratterizzano il territorio. La siccità si è fatta sentire più che altrove, con una perdita netta di raccolto che spesso ha sfiorato il 50 per cento. Nonostante questo, essendo i liguri tenaci vignaioli abituati alle bizze del tempo, i vini che abbiamo assaggiato si sono rivelati molto interessanti, confermando una crescita di qualità in continuità con l’anno scorso», commentano i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni. «Senza troppe distinzioni tra Ponente e Levante, i vitigni bianchi si sono comportati bene, con alcol e dolcezze presenti ma mai soverchianti,






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