La scuola della maiolica trovò nella Repubblica genovese terreno fertile. Piatti genovesi decorati che noi esponiamo orgogliosi alle pareti una volta servivano per fare bella figura e stupire gli invitati a tavola.
Tutto questo nelle famiglie che contavano, beninteso. Prima di trasferirsi in Toscana nel 1765 Domenico Lorenzo Levantino si prodigò nella sua bottega nella decorazione di piatti con la tecnica delle spugnature, detta nei documenti dell’epoca “marmorino”. Non dimentichiamo che nel diciottesimo secolo Genova era al centro di ferventi commerci e scambi con l’Oriente. Questa tipologia di lavorazione di piatti genovesi decorati, venne copiata dal levantino come da altri maestri dalle porcellane cinesi del periodo Qing in voga agli inizi di quel secolo, il diciottesimo, appunto. Su una superficie a guisa di zolla di terra si aprono sei mistilinee laterali e una centrale circolare impreziosite da uno sfondo bianchissimo. Contengono all’interno piante, figure animali e umane ed edifici. La spugnatura era costituita dalla stesura di uno strato di manganese sulla maiolica che si alterna ai tocchi di verde che ne accentuano la lievità. Una tipologia di oggetto che nell’ arredo di mensa nelle case genovesi era spesso, quasi sempre abbinato all’argenteria.
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