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Peven: il fungo che ci racconta Mauro Salucci

pevenI genovesi tutti pazzi per i peven o peivien o peviein il cui nome deriva dal vocabolo dialettale genovese “peivie” (pepe). A Genova al peven non si sa resistere, eppure il vero peven, quello cosiddetto buono, nome scientifico Clytocibe nebularis è tossico se mangiato crudo. Infatti si tratta di un fungo non ammesso alla vendita a causa della sua tossicità, che sparisce solo dopo una doppia bollitura. È perciò necessario cuocere due volte i funghi e poi buttare via l’acqua. Un pericolo è sempre in agguato, quello di confondere il peven buono (a destra nella foto) con quello non commestibile (a sinistra nella foto). L’Enteloma lividum è perfido e infido due volte, perché a volte si insedia in gruppi di peven commestibili, ma con l’attenzione a piccoli particolari può essere riconosciuto e gettato. Nella specie buona le lamelle scendono lungo il gambo, mentre in quella tossica non lo fanno. Le lamelle del peven sono fitte e color crema, mentre quelle del fungo cattivo sono grosse, distanziate e, negli esemplari più maturi hanno un colore rosa tenue. I sintomi dell’intossicazione da Enteloma lividum compaiono a sei, sette ore dal pasto e si manifestano con forti dolori di stomaco.

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