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Pesto genovese: tarocco selvaggio per l’oro verde

Attentato al pesto genovese senza pinoli, ma anche pesto al frullino
Il pesto simbolo di Genova

Se parliamo di “tarocco” in tema di alimentazione dimentichiamoci per un attimo le arance che riportano la nobilissima indicazione e rivolgiamo la nostra attenzione al pesto genovese. Proprio così: la salsa ligure per eccellenza è più taroccata delle borse di ultimo grido. Poco piacevole top ten per l’oro verde genovese che entra nella poco ambita classifica dei prodotti alimentari contraffatti . Lo imitano ovunque sul globo terracqueo con parecchia fantasia, a dirla tutto, visto che, ad esempio, negli States lo hanno ribattezzato Spicy Thai Pesto. Si hanno tracce di pesto anche in Germania e il Sudafrica non si fa certo mancare il condimento per improbabili trenette. La denuncia arriva dalla Coldiretti che stima il fenomeno della contraffazione nell’ordine di 100 miliardi di euro di perdite. Per dovere di cronaca ricapitoliamo gli altri prodotti italiani più taroccati con la mozzarella campana al primo posto in assoluto e il Parmigiano (avete mai sentito parlare di Parmisano? ) al secondo, poco onorevole posto. E poi ancora Provolone (3°), Pecorino Romano (4°), salame (5°), mortadella (6°), sughi e passate ‘italian style’ (7°), Prosecco (8°), Chianti (9°). Due prodotti agroalimentari su tre sono falsi. Basti pensare che da un riequilibrio sostanziale del meccanismo si potrebbero trarre ben 300mila posti di lavoro.

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