Raccontare la storia di Maria Vittoria Malfarà è raccontare una storia di passione e di cucina a distanza di pochi giorni dal suo arrivo in Svizzera, presso l’Hotel Castell a Zuozz, siamo in Engadina. Ennesima avventura di crescita professionale nonostante la giovane età.
<<Una ragazzina originaria della provincia di Vibo Valentia che si iscrive al liceo classico e dopo pochi mesi è già all’alberghiero per iniziare la sua vita legata alla cucina: la cosa che più mi piaceva allora e mi entusiasma oggi. Era il 2014 e tutto parte da lì.>>
In realtà sei tu a partire…
<<Esattamente, perchè dopo le primissime esperienze ho iniziato a viaggiare. Le stagioni a Capo Vaticano e poi nei villaggi turistici: una bella palestra di vita e molto utile alla professione. Poi un’intensa stagione a Macerata e tre anni, molto belli, a Genova alla Cantina Clandestina.>>
Una cucina, la tua, dai molti apporti e ancora in evoluzione. Con un centro dove?

<<Posso dirti: sugli ortaggi. Sono nata in campagna. I miei genitori coltivavano dalle patate ai peperoni. Conosco le piante, come sono fatte: i mesi della semina e del raccolto. Cosa possiamo ricevere da loro. Cosa c’è di meglio di raccogliere un ortaggio, cucinarlo e sentirne gli odori, i profumi. Magari oggi, in questa mia preziosa esperienza svizzera, non avrò un orto a disposizione, ma va bene così.>>
Tu rimarchi l’importanza di questa tua attuale esperienza svizzera…
<<Non può che essere così perchè mi permette di uscire da quella che è la comfort zone che, inevitabilmente, un po’ tutti cerchiamo. In realtà, potrà anche non apparire così, ma io sono timida e per questo cerco sempre il confronto con persone di varie estrazioni e provenienze.>>
Conoscere nuove cucine?
<<Questo è un aspetto importantissimo nel percorso di crescita professionale. Confrontarsi con l’estraneo: in cucina e non solo.>>
Genova, alla Cantina Clandestina, è stata la tua esperienza più lunga lontana da casa. Cosa ti ha lasciato?
<<Davvero tanto e ancora oggi mi manca il contatto con questa città abbastanza comodo e organizzata. Per quanto rigurda la cucina, invece, ho assorbito molte ricette anche grazie all’aiuto di Barbara [ Barbara Adenè titotlae de La Cucina Clandestina n.d.r.] per cui la cucina ligure la conosco piuttosto bene.>>
E se dovessi portare un piatto della tradizione in questa tua esperienza elvetica?
<<Porterei lo stoccafisso anche se mi rendo conto che è un piatto che “spacca” un po’ visto che piace o non piace: senza mezze misure. E poi è un pesce non facile da cucinare ma che si può declinare molto bene.>>
Ma la cucina è ancora un ambiente maschilista?
<< Guarda, tutto segue i tempi. E un tempo, sicuramente, la cucina, quelal professionale, il mestiere di cuoco, veniva considerato poco adatto alle donne. Oggi è tutto molto diverso. Ho lavorato con cuochi maschi e con pochissime donne: mi sono comunque trovata bene lo stesso a fare il mio lavoro. >>
Il lavoro in cucina stressa. Il dopo lockdown ha presentato scenari sorprendenti. Qualcuno ha parlato di fuga dei cuochi. Ti ritrovi in questo ?
<< Come sempre in tutto c’è un fondamento di verità. Che stare in cucina sia impegnativo, penso sia chiaro a tutti, non è un mistero. Anche su me stessa il lockdown ha avuto la conseguenza di farmi cambiare i ritmi di vita, per la prima volta da quando avevo iniziato questo tipo di lavoro. Non nascondo di averci messo un po’ per riabituarmi. Dalla chiusura totale ai ritorni a casa presto. Ma poi, è passato tutto e mi sono reinserita normalmente anche a livello psicologico. >>
Il mestiere del cuoco non è più solo quello di cucinare un piatto ma anche quello di comunicarlo.
<<Assolutamente. Sempre di più i clienti ci tengono a parlare con chi ha cucinato ciò che loro hanno mangiato. Anche a me è capitato di uscire in sala e di avere un confonto con i clienti. E’ una cosa molto carina vedere il cliente che ha apprezzato e te lo vuole comunicare.>>
Maria Vittoria Malfarà…Quando ti iscrivi al liceo classico e ti ritrovi in Svizzera a raccontare di gusto e di sapori. Spesso la vita ci cambia quando decidiamo di cambiare la nostra vita.
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<<Una ragazzina originaria della provincia di Vibo Valentia che si iscrive al liceo classico e dopo pochi mesi è già all’alberghiero per iniziare la sua vita legata alla cucina: la cosa che più mi piaceva allora e mi entusiasma oggi. Era il 2014 e tutto parte da lì.>>
<<Porterei lo stoccafisso anche se mi rendo conto che è un piatto che “spacca” un po’ visto che piace o non piace: senza mezze misure. E poi è un pesce non facile da cucinare ma che si può declinare molto bene.>>
<< Come sempre in tutto c’è un fondamento di verità. Che stare in cucina sia impegnativo, penso sia chiaro a tutti, non è un mistero. Anche su me stessa il lockdown ha avuto la conseguenza di farmi cambiare i ritmi di vita, per la prima volta da quando avevo iniziato questo tipo di lavoro. Non nascondo di averci messo un po’ per riabituarmi. Dalla chiusura totale ai ritorni a casa presto. Ma poi, è passato tutto e mi sono reinserita normalmente anche a livello psicologico. >>






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