Lucia Morpurgo era nata a Trieste nell’anno 1901. A quattrordici anni il trasferimento a Genova e il diploma magistrale. Nel 1930 il matrimonio con un artista, Paolo Rodocanachi, che aveva fra le sue conoscenze Eugenio Montale e altri scrittori come Camillo Sbarbaro. Poi il trasferimento a Ponente, ad  Arenzano, in una piccola abitazione che, dopo breve, non bastò più per accogliere dei veri e propri incontri di amici intellettuali. La “casa rosa”, bellissima, indipendente, immersa in un uliveto dove, come scrive Giuseppe Marcenaro “Il sole brillava sulla tovaglia e sui cristalli in casa di Lucia Rodocanachi dove i poeti si radunavano… Lucia RodocanachiDopo pranzo, davanti al caminetto acceso, ragionavano di Henry James, di Proust, di Gide, di Joyce. Erano un’aristocrazia, se ne rendevano conto e assaporavano il gusto dell’occasione”. Non solo Montale, ma anche Vittorini, Gadda, Sbarbaro, Angelo Barile, Carlo Bo e altri nomi importanti con cui intrattenne una lunga e affezionata corrispondenza, anche perché iniziò a dedicarsi oltre che alla lettura anche alla traduzione. Divenne anche unì ottima cuoca che confortava quelle menti salottiere con torte pasqualine fatte con le sue mani, cucina ligure e regionale. In breve tempo il tam tam sulle sue capacità culinarie raggiunse tutto il mondo intellettuale italiano, in ispecie quello antifascista, il quale nel ventennio dovette vedersela con la cucina italianissima e nazionale.

Lucia RodocanachiEugenio Montale  definì Lucia Rodocanachi  “la Sévigné dei nostri dì” con riferimento alla celebre scrittrice francese del ‘600, grande scrittrice epistolare. Eppure cotante amicizie non le servirono ad emergere come grande traduttrice anche se firmò notevoli traduzioni da Hoffmann, Agee, Merton, Dylan Thomas, Burnett. Conobbe personalmente Virginia Woolf che incontrò  a Mentone. Di Virginia conosceva a memoria intere pagine di romanzi. L’importante traduttore Alberto Pescetto la definì nel 1970 “la traduttrice perfetta, una delle regine della traduzione, se non la regina assoluta”.”Cara Libia” – scrisse nel 1915 a un’amica – “… che vuol dire che non t’è piaciuto Le confessioni d’un ottuagenario? Forse non eri matura quando l’hai letto oppure non eri ben disposta. Io adesso l’ho finito e ho già letto Les lettres de mon moulin di Daudet, Der fröhliche Goethe di Bother. Adesso sto leggendo un romanzo del Dickens, precisamente Il negozio d’antichità.Come vedi mi sono data alla lettura di romanzi, alquanto innocenti e morali però. Che vuol dire che leggi Salgari? Non è degno di te, se vuoi leggere quel genere di avventure leggi Verne […] Lucia morì nel maggio 1978. Riposa nel settore protestante del cimitero di Staglieno.

Mauro Salucci
Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia,  collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) e   "Forti pulsioni" (2018) dedicato a Niccolò Paganini. Ultimo arrivato  il libro dedicato ad un sestiere genovese importante come quello di " Portoria e Molo". Mauro Salucci lo potete anche leggere Salucci di web

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