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La nonnina di Carpenissone come la racconta Mauro Salucci

Testimonia Rina Lavezzolo, la nonnina di Carpenissone, nata a Carpenissone (GE) nel 1911: “I Lavezzo, poi Lavezolo o Lavezzolo, sono stati i fondatori di Carpenissone. C’erano anche dei Devoto, dei Costa ecc., ma noi siamo stati i primi e anche gli ultimi. Mia madre ha sposato un Lavezzolo, che erano parenti di quinta generazione. Io stessa ho sposato un Lavezzolo. La chiesa se la sono costruita i vecchi che [la parrocchia di] San Martino [del Monte] non c’era ancora e il parroco di San Colombano non voleva. Quando è morto lui l’hanno potuta finire. Si sono portati su la Madonna dell’Orto. Facevano dire messa tutti i giorni. Ai tempi della mia bisnonna qui passava un gran traffico di contrabbandieri che venivano da Parma. C’erano tre osterie e un forno da pane. Cessato il contrabbando non si viveva più: fa qui e da basu eravamo trentatré famiglie. Vivevano in poco posto, in niente. Tute case vegie pin-e de gabici. Vivevano come i conigli. Vetri non ne avevano. All’inverno chiudevano l’imposta e restavano al buio e al fumo. Che fume che se pigeia! Il fumo faceva piangere, ma le lacime portavano via la roba grama e resteia a roba bun-a. Avevano piantato tanti ulivi e vendevano un po’ d’olio. Prendevano le capre in sciuèrnu da quelli di Lorsica e in primavera vendevano i capretti. Portavano le fascine ai fornai di Chiavari, ma valevano tanto poco! Facevano quelle speculazioni lì. A Natale le famiglie compravano la carne e poi la confrontavano per vedere quella più grassa. Mia mamma è andata in America per guadagnare i soldi per pagare i debiti. Quando ero ancora piccola da trentatré famiglie eravamo rimasti in undici. Mio padre aveva chiuso l’osteria. Pasta ne mangiavamo poca e anche il pane si assaggiava di rado. Se vedevamo qualcuno mangiarlo ci faceva effetto, ci pareva una cosa strana. Negli anni Sessanta eravamo più due famiglie e anche quelle volevano andar via. Ho detto: <<Qui il paese si perde.>> Allora ho deciso di aprire la trattoria. Fin qui ci siamo arrivati”.La nonnina di Carpenissone! Scrive il signor Mauro Orlando “Io e la mia famiglia l’abbiamo conosciuta molto bene, lei e il figlio Pietro (Peu), abbiamo frequentato la loro trattoria, La Tagliola per 35 anni, mia figlia c’è praticamente cresciuta.
Tra la trattoria e il piccolo cimitero citato nel post, c’era un boschetto di querce ultra secolari immense, al limitare di un fitto bosco di castagno, erano alte almeno 30 metri con una circonferenza che solo con le braccia di 4 adulti si riuscivano a cingere. Alla più grande di tutte era stata appesa una corda lunghissima con in fondo un asse per fare l’altalena, dopo mangiato era uno spasso vedere grandi e piccini giocarci con grida e risate a non finire. Purtroppo qualche anno fa una tremenda tempesta di vento l’ha abbattuta, per questo motivo non ho ancora trovato il coraggio di ritornare in quel posto meraviglioso.
Alla tagliola si ci arriva da Carasco prendendo il bivio per San Martino, la strada stretta e un po’ tortuosa su inerpica in un bosco di castagni secolare, nelle belle giornate i giochi di luce del sole sono veramente magici. Dopo una mezzora si arriva al paesino di Carpenissone dove finisce anche la strada. La Tagliola è subito lì e ti accoglie con le tovaglie e tovaglioli a quadri bianchi e rossi stesi sulle siepi. La costruzione era la ex stalla rimodernata a ristorante ma con tutto rigorosamente in pietra viva a vista e travi di legno, nell’entrata in inverno ti accoglie un magnifico camino ardente che già lui ti faceva capire il livello di accoglienza, caldo ma brusco dal cuore d’oro che Peu e sua mamma a loro modo ti elargivano a piene mani. I piatti da gustare erano favolosi, una cucina ligure rustica e saporita ricca di ogni ben di Dio. Mia figlia da piccola giocava spesso con la nonnina e una volta le scrisse una poesia che Peo incorniciò e appese nella loro casa attigua alla trattoria. I miei ricordi di quei luoghi e persone sono infiniti, potrei scrivere pagine e pagine di aneddoti interessanti e divertenti. Il mio cuore è lì” con la nonnina di Carpenissone.

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