Futuristi liguriIl Futurismo cercò di condizionare tutti gli aspetti della società del tempo.
Dopo le arti maggiori quali la scultura, la pittura, la prosa e la musica vennero interessate anche altre forme di arti applicate o minori fino ad allora ritenute tabù.

Al pari dell’abbigliamento toccò anche alla cucina subire dogmi e anatemi.
La pastasciutta fu una delle prime vittime. Secondo il pensiero autarchico futurista era meglio privilegiare la già fiorente coltivazione del riso nazionale a discapito delle paste alimentari che per il loro fabbisogno necessitavano di importazioni da altri paesi.

Apriti cielo! La reazione più decisa arrivò dalla Liguria e dai futuristi liguri. Subito intuirono  il grave pericolo che poteva correre il condimento per eccellenza in Liguria.
Il pesto e le trenette “avvantaggiate” ottennero il beneplacito dai vertici del movimento.
Il pesto venne ribattezzato “ Salsa di Smeraldo”. Un  condimento che  pare che fosse particolarmente gradito da Marinetti&Co durante i loro frequenti soggiorni albisolesi.
In fondo se vogliamo vederla tutta,  il pesto ha una serie di caratteristiche piuttosto affini con le dinamiche futuriste. Dinamiche  che io intravedo nell’azione energica dell’uso del mortaio, del fatto che sia l’unica salsa da condimento che non necessita di cottura. Ma anche dai  tempi di realizzo veloci, del nome stesso che deriva dal pestello e dal suo agire e quindi quasi onomatopeico.

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