Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . Ultimo è arrivato “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini. SALUCCI SUL WEB
Descrizione delle abitudini alimentari genovesi nei circondari contadini nelle ultime decadi dell’ 800. Come mangiavano i contadini genovesi. “Nella stagione invernale si consumavano due pasti, uno intorno alle undici del mattino e uno nella tarda serata. Durante i mesi estivi il primo pasto avveniva al mattino presto, composto di pane o
polenta; verso mezzogiorno mangiavano minestra preparata con pasta casalinga o riso, fave e legumi di vario genere. Il pasto serale era composto da polenta, patate, castagne, fichi secchi, frutta. Quella ligure, quelal dei contadini genovesi, è una cucina praticamente priva di carni, data la scarsa presenza di bovini e suini nel territorio. Come per molta parte dei cereali e dei latticini, essa veniva <<parsimoniosamente>> importata dal Piemonte.” (Rivista R NI D’AIGURA n. 41. Gennaio – giugno 2004, pagine 30 e 31). Il contadino del circondario di Genova ha per base della sua alimentazione i vegetali e ben di rado si ciba di carne: nella zona litoranea consuma pane bianco e raramente bigio, pasta, ortaggi, pesce e qualche pò di carne. Come companatico più comune usano latte coagulato, fichi freschi e secchi, secondo la stagione, merluzzo, patate condite e fagioli, formaggio, pomodori crudi con pepe, sale e olio. L’olio è il condimento quasi esclusivo, come nel resto della Liguria.” (Jacini Stefano, i risultati della inchiesta agraria: relazione pubblicata negli Atti della Giunta per l’Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola. Einaudi, Torino 1976.)
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polenta; verso mezzogiorno mangiavano minestra preparata con pasta casalinga o riso, fave e legumi di vario genere. Il pasto serale era composto da polenta, patate, castagne, fichi secchi, frutta. Quella ligure, quelal dei contadini genovesi, è una cucina praticamente priva di carni, data la scarsa presenza di bovini e suini nel territorio. Come per molta parte dei cereali e dei latticini, essa veniva <<parsimoniosamente>> importata dal Piemonte.” (Rivista R NI D’AIGURA n. 41. Gennaio – giugno 2004, pagine 30 e 31). Il contadino del circondario di Genova ha per base della sua alimentazione i vegetali e ben di rado si ciba di carne: nella zona litoranea consuma pane bianco e raramente bigio, pasta, ortaggi, pesce e qualche pò di carne. Come companatico più comune usano latte coagulato, fichi freschi e secchi, secondo la stagione, merluzzo, patate condite e fagioli, formaggio, pomodori crudi con pepe, sale e olio. L’olio è il condimento quasi esclusivo, come nel resto della Liguria.” (Jacini Stefano, i risultati della inchiesta agraria: relazione pubblicata negli Atti della Giunta per l’Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola. Einaudi, Torino 1976.)








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