Sono a Prelo, in Serra Riccò (GE) sul versante della Valpolcevera, dalla Strada Statale dei Giovi in compagnia del signor Panetta Luciano, il quale verso metà degli anni ’90, per la precisione nel 1995, ha deciso di intraprendere l’attività agricola dopo una ventina d’anni di attività come commerciante.

Ha due figli di 41 e 37 anni ambedue avviati brillantemente all’attività agricola. Tutti e due ben diplomati, uno come perito agrario e uno come ragioniere. Luciano è nato a Pontedecimo ed è strettamente legato al suo territorio, che adora. È stato tutto facilissimo e bellissimo, mi riferisce, tranne l’impatto con la burocrazia regionale che, se non affrontata con la dovuta grinta, può far desistere chiunque, anche il più determinato. Superati questi intoppi tutto o quasi è andato a buon fine, valutando il bilancio oggi.

Anche la moglie, Repetto Rosa, si è buttata con lui con pieno entusiasmo in questa nuova avventura che oggi vivono pur nella loro condizione di pensionati. Facendo un resoconto oggi questa attività comporta tre serre attrezzate con le più recenti tecnologie per la coltivazione del basilico, proprio qui nel primo entroterra genovese ed alta Valpolcevera.

Mi dice il signor Luciano: “È questa una grossa novità in zona e un grande primato che lascia ben sperare per il futuro. Queste serre hanno una enorme versatilità: possono essere aperte e chiuse con il controllo automatico da un programma di computer che consente di controllare la luminosità, la temperatura al loro interno. Si precisa che le serre vengono riscaldate principalmente a legna, con legname che tagliamo nei nostri boschi. Siamo riusciti a produrre una qualità medio-alta di basilico, cosa non facile, molto apprezzata dai nostri clienti. Una clientela costantemente in aumento e selezionata, perché la qualità paga e va pagata al suo prezzo. Vendiamo molto ai privati, a trattorie, ristoranti, paste fresche e a tanti che si sono affezionati al sapore del nostro basilico che sta diventando un prodotto locale vero e proprio. Proprio fra queste alture, dove è molto difficile praticare con successo l’agricoltura, in mezzo a antiche e preesistenti fasce di terreno con pendenze a volte proibitive. Per questo ci siamo attrezzati di tasca nostra con tre mezzi agricoli che lavorano a pieno regime. La nostra azienda si chiama, non a caso <<Le fontane>> per la ricchezza locale di sorgenti d’acqua che sfruttiamo ovviamente nella produzione di questo prezioso alimento. Sorgenti centenarie che esistevano già ai tempi dei nostri nonni. Non è un lavoro poco impegnativo, perché oltre alle ore normali di lavoro manuale bisogna sommare il lavoro domenicale che serve per la vendita del lunedì. In cambio è una attività che ci ha dato grosse soddisfazioni e, organizzandosi, ci consente aogni tanto anche di riposarci un poco”.

Occorre tenere presente che le attività artigianali e industriali che erano in zona ( ad esempio la fabbrica Perino di serrature, la Ferriera Fil e altre) hanno chiuso rendendo, continua Panetta “la zona quasi morta e poco appetibile per i giovani, a parte l’agricoltura di cui siamo un esempio penso incoraggiante. Siamo sempre andati avanti senza chiedere niente a nessuno, abbiamo creato posti di lavoro per due giovani e siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto.

Sarebbe interessantissimo ripristinare la coltivazione delle uve che una volta dominavano in queste alture, la bianchetta genovese, comunemente conosciuta come l’albarola. Una nota dolente è la progressiva sparizione dei boschi di castagno che una volta erano fitti a favore oggi, delle piante di acacia.” Il bosco ancora oggi è denominato “il bosco dei marroni”, ma non esiste più perché invaso dalle acacie. Di questo ha risentito negativamente anche la presenza e la raccolta di castagne e funghi, un tempo quantitativamente significativi nel luogo, che oggi sarebbero richiestissimi dal mercato.

Progetti per il futuro? Un buon agricoltore non pone limiti allla fantasia: praticare nei numerosi terreni abbandonati del luogo la coltivazione della pregiatissima nocciola ligure ma anche l’olivicoltura. Tutte azioni che contribuirebbero a migliorare il territorio, sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista fisici (dissesto idro-geologico) e muretti a secco, totalmente finanziati dalla Comunità Europea.

Quando si dice: il contadino ne sa una più del diavolo.

Mauro Salucci
Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia,  collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) e   "Forti pulsioni" (2018) dedicato a Niccolò Paganini. ULtimo arrivato  il libro dedicato ad un sestiere genovese importante come quello di " Portoria e Molo". Mauro Salucci lo potete anche leggere su SALUCCI  SUL WEB.

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