Adesso Alfonsina Trucco è andata ad insegnare agli Angeli come si fa il pesto al mortaio, quello genovese che non ce n’è altro. E c’è da credere che li metterà in riga se non saranno bravi. Classe di ferro 1929, ho conosciuto Alfonsina direttamente, di nome e di fama lei e la sorella Enrichetta sono un unico con la storia della cucina genovese, in occasione del campionato del mondo di pesto al mortaio.

Eravamo vicini di postazione,a diretto contatto di pestello, in occasione della finale, per lei vittoriosa, del 2014. Fu proprio lei, essendo nella mia decina,a mettermi fuori dalla finale. Troppo brava, troppi fiera: circondata dalla sua specialissima “tifoseria” composta in prima fila dal figlio Giovanni e dal nipote Andrea. Ricordo che, ancora prima di pestellare, le chiesi una foto  pronosticandole la vittoria. Aderì con fare burbero, ma mi guardò come se fossi un managramo. Andò come giustamente dovette andare. Ricordo bene la sua emozione nell’apprendere  la nomina a finalista e la sua preoccupazione immediata nel dover trasportare al tavolo d’onore il suo pesantissimo mortaio. A questo poi ci pensò, solerte come sempre, il figlio Gianni.

 

QUEL GIORNO DA CAMPIONESSA

Insomma l’Alfonsina Trucco io me la ricordo così: battagliera vestale di una tradizione burbera, ma dal cuore grande come il suo mortaio che ora, nel posto dove sta, le sarà più lieve per “pestellare” in eterno tra gli Eterni.  

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