Vado matto per la farinata. L’estate scorsa mi trovavo a Montoggio. Una sera mi sono abbuffato su mezzo chilo di farinata e l’ho fatta fuori tutta. A mezzanotte mi salvò il proprietario dell’albergo con una tazza bollente di camomilla. Sudavo freddo, mi sentivo morire. Non era colpa della farinata. Solo della mia ingordigia. La farinata ha per me il sapore dei ricordi. Per chi non lo sapesse, ebbi a Genova il battesimo del palcoscenico. Eravamo intorno al 1935. Mi nutrivo con sei soldi di farinata. ogni volta che venivo a Genova il primo passo era da Cavanna. Mi dicono che ha chiuso: peccato. Quanti ricordi di Genova. Quelle vetrine dei pasticceri, piene di ogni ben di Dio! Mi c’incollavo davanti, come una sposina davanti a una gioielleria. Ma la farinata resta la mia prediletta. Mi fa impazzire e a volte da qualche amico me la faccio portare da Genova. perché a Roma non usa, non abbiamo le teglie adatte. da un lato troppo sottile e dall’altro troppo spessa; non riusciamo a calibrarla. E poi dove la trovi a Roma la farina di ceci? (Aldo Fabrizi – 1980)
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