
Vinitaly 2017 chiama e la Liguria risponde. Lo ha fatto anche quest’anno puntando sulla qualità delle produzioni supportate, spesso, da aziende a carattere famigliare.
La qualità dei vini liguri
Specificità che fanno da contraltare ad una produzione che, giocoforza, non può marcare numeri significativi a livello nazionale.
Al termine della quattro giorni veronese, comunque, la soddisfazione era dipinta sui volti degli organizzatori. Sia per quanto riguarda l’agenzia enologica ligure, sia l‘Ais, (associazione italiana sommelier) che ha offerto ai visitatori interessati un patrimonio di competenze senza pari.
Erano presenti 71 aziende in rappresentanza di 141 etichette tutte significative. A fare la parte del leone l’Imperiese e lo spezzino ma anche Genova e Savona erano ben rappresentate, sia in termini di numeri che di qualità.
Una qualità che, allo stand della Liguria in questi giorni, è stato un autentico mantra.
Restano numeri importanti che parlano di 1600 aziende vinicole e di ben 31 varietà di viti per la Liguria. Una produzione di circa 40 mila ettolitri con otto denominazioni di origine e quattro indicazioni geografiche. Numeri, ma anche storie come quelle che arrivano dal Levante spezzino.
Da Levante a Ponente dove la produzione dei rossi ha una delle sue storia più belle da raccontare: quella del Rossese di Dolceacqua.
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