La storia della patata e Genova è una storia di intrecci storicamente molto solidi. In una missiva ai “reverendissimi parochi rurali” nell’anno 1793 la Serenissima Repubblica di Genova scriveva a proposito della patata, che fino ad allora era utilizzata come foraggio per bestiame o come piantina ornamentale. “Vorrete certamente cooperare da canto vostro alla importante circolazione nel distretto a Voi affidato di quelle nozioni agrarie che qui vedrete raccolte: a fine di render familiare tra Noi un prodotto che la generosa Natura sembra aver diretto a beneficiare i poveri campagnoli…” A tale lettera di comunicazione era accluso un manualetto a stampa che spiegava la coltivazione del Solanum tuberosum , gli attrezzi necessari, i modi di conservazione e di cucina, sottolineando di intendere che che procurare al popolo la temporale felicità a nulla si oppone ad istradarlo per la spirituale ed eterna”. I pionieri furono due parroci che intrapresero la semina: Don Michele Dodero di San Lorenzo Roccatagliata (Genova) e Don Pietro Quilico di Marola (Spezia). Eppure furono proprio i Carmelitani Scalzi che per primi edificarono a Genova il primo convento nel 1584, a fare conoscere la patata in Italia, già portata in Continente dagli spagnoli alla fine del 1500 (faceva parte integrante della dieta degli Incas) e Sir Francis Drake giunto il 28 novembre 1577 in Cile, nell’Isola di Mocha, scrisse sul suo taccuino di bordo “Gli abitanti ci vennero incontro sulla spiaggia dimostrandoci amicizia e porgendoci patate, radici e due grasse pecore.”
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