C’è sempre chi sostiene che i comunisti mangino i bambini per colazione o, in subordine, a pranzo e cena. Non sembra essere di questo avviso Marco Rizzo, parlamentare di lunga e navigata esperienza e oggi alla testa del Partito Comunista. Formazione che, sotto la sua leadership, sta riscuotendo consensi crescenti nel panorama politico italiano.

Recentemente il segretario comunista era a Torino per presentare la sua candidatura a sindaco del capoluogo piemontese. Non a caso Rizzo è nato proprio sotto la Mole: la sua fede calcistica non è rossa, ma bensì granata.
In serata, però, è transitato a Genova che, per la tradizione operaia, è sempre al centro della sua attenzione. Dopo aver presenziato ad una manifestazione culturale dedicata al calcio sovietico, quello di Jascin ante perestroika ovviamente, Rizzo non è voluto mancare all’appuntamento con la cucina genovese.
La sua scelta non poteva che ricadere sulla “Maria” di vico Testadoro, uno dei posti dove ancora il cibo è proletario, il piatto è pieno e la tasca è salva.
Proprio ad uno dei tavoli della sala superiore, Zena Toua lo ha incrociato. Niente politica, sia chiaro, ma uno scambio di gusti tra minestrone ed un piatto di stoccafisso. Per questo siamo anche in grado di dirvi come Rizzo non abbia avuto esitazioni ad ordinare un sostanzioso piatto di trenette al pesto, accompagnate da vino rosso in brocca. Per il secondo, invece, un tradizionale “Cundiggiun”, con Rizzo impegnato ad assicurarsi che ci fossero i fagiolini.
Al momento del dessert non ha saputo resistere al classico dolce della casa. Alla fine il conto è stato di 15 euro: ben spesi, ha assicurato il segretario del partito comunista, che non ha dimostrato nostalgia per agnolotti e brasato. Non sappiamo se nel corso del suo tour genovese abbia trovato un minuto per entrare in un forno a comprare un po’ di focaccia genovese, di cui è estremamente ghiotto.
I suoi collaboratori hanno fatto sapere che ogni volta che arriva all’ombra della Lanterna, non nasconde la sua soddisfazione nell’addentare il prodotto principe dell’arte bianca genovese: quasi come avesse preso il Palazzo d’Inverno. Quasi.
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