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Tappi di Sottoripa: ce li racconta Mauro Salucci

Un tempo a Sottoripa c’era di tutto e di più. Davanti al pescivendolo amico di Giuseppe Verdi, all’angolo con Ponte Reale si proseguiva e sulla sinistra, vicino a un negozietto che vendeva salumi di pregio, culatelli e pata negra, al numero 8 rosso era la rivendita Brun con un uomo che per quarant’anni visse all’interno di questo negozio di tre metri per tre. Si chiamava Ermanno Savi, specialista in sugheri, noto in Genova e fuori delle mura. Dalle 9 del mattino alle 7 di sera a dispensare consigli agli imbottigliatori sul tipo migliore di tappo e sulle date migliori per l’imbottigliamento, secondo il tipo di vino e il tipo di bottiglia. Un’attività ereditata dal padre che l’aveva ereditata a sua volta dal genitore agli inizi del Novecento. Il sughero, per la sua particolare composizione chimica assorbe gli odori con estrema facilità. Per questo motivo va conservato in un ambiente immune da altri odori e esalazioni. Per questo Ermanno Savi non vendeva che tappi. Col passare degli anni la clientela che attraversava quella porta a vetri è diminuita costantemente fino alla chiusura del negozietto. Lontani i tempi in cui si vendevano tappi che costavano quasi la metà del vino imbottigliato e per rendere i tappi più gradevoli all’aspetto li si stuccava, come in Francia.

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