Mercato Orientale di GenovaIl Mercato Orientale di Genova, come la Stazione Ferroviaria Orientale di Genova, nacque dalla necessità di fornire questa parte della città di servizi.  Nel  caso particolare, di una sede in cui si potessero convogliare per la vendita le verdure e gli ortaggi provenienti dalla val Bisagno. Quella della bisagnina o “besagnina” era una figura molto comune in città, la quale si spostava dalle zone del Bisagno e un tempo attraversava le mura per vendere i suoi prodotti in Genova.
Anticamente questo mercato avveniva in Piazza del Vastato, l’attuale Piazza dell’Annunziata, poi si spostò in Piazza De Ferrari fino alla sistemazione attuale nel Mercato di oriente della città.
Questa scelta fu agevolata dalla vicinanza con piazza Colombo. Piazza Colombo nella cultura genovese è detta ancora oggi “piazza 9 febbraio”. Lo è in memoria delle 134 vittime del bombardamento inglese del 1941. Questo episodio è ricordato da una lapide murata in facciata all’edificio civico 3.
Mercato Orientale di GenovaIl 9 febbraio del 1941 l’Ammiraglio inglese Sommerville, a capo della corazzata “HMS Malaya”, lancia un proiettile da 381 mm. contro la città di Genova. Il proeittile   penetra nella Cattedrale di San Lorenzo e non esplode. Non esplode proprio perché si tratta di un ordigno per battaglia navale e la spoletta non viene armata da un urto insufficiente. Un proiettile è attualmente custodito all’interno del luogo di culto, vicino ad una scritta: “Questa bomba lanciata dalla flotta inglese pur sfondando le pareti di questa insigne cattedrale qui cadeva inesplosa il IX febbraio MCMXLI. A riconoscenza perenne Genova città di Maria volle incisa in pietra la memoria di tanta grazia.””” Sicuramente, l’ordigno custodito nella chiesa è britannico, ma vi sono dubbi sul fatto che sia quello lanciato contro la Chiesa nel 1941. Il quotidiano IL SECOLO XIX, infatti in data 18 febbraio 1941, pubblicava:

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“””Ieri, sotto la direzione delle autorità militari preposte alla difficile e pericolosa operazione, è stato rimosso da S. Lorenzo il proiettile rimastovi inesploso la mattina del 9. A mezzo di una gru costruita appositamente da artiglieri e da operai specializzati nell’interno del duomo, il proiettile a cui era stata tolta la spoletta, è stato sollevato e caricato su un carrello con le ruote di gomma. Quindi  quindi trasportato fuori dalla Chiesa, dove, a mezzo della gru dei Vigili del Fuoco, è stato susseguentemente trasbordato sopra un autocarro che si è poi diretto al mare. Il micidiale ordigno è stato caricato poi su una chiatta e trasportato al largo, dove è stato gettato in mare.” È possibile che il proiettile sia stato successivamente recuperato dal fondale, ma non è dato saperlo.
La piazza detta del 9 febbraio, con la sua fontana, ha una lunga storia. Nel 1500, dove ora si trova Piazza Colombo, le Famiglie Grimaldi e Pinelli fecero erigere i loro signorili palazzi, circondati da lussureggianti giardini ed orti. Nel 1800, l’illuminato Carlo Barabino intese utilizzare l’area per costruire palazzi dove ospitare i disgraziati abitanti di via Pre’.  Ma Barabino morì improvvisamente e furono costruiti palazzi nobiliari. Al numero 1 nacque il più grande poeta genovese, Edoardo Firpo.

La fontana, che ora si trova in piazza Colombo, era originariamente la fontana di Ponte Reale, nei pressi di Piazza Banchi. Una fontana che assolveva a scopi portuali. Quando le galee giungevano in porto gli equipaggi erano lerci e bisognosi di acqua. Molti degli appartenenti a questi equipaggi di vogatori erano schiavi catturati in azioni di guerra.  Altri erano condannati ed espiavano così la pena, altri ancora disperati detti “buonavoglia” che si imbarcavano per sopravvivere. Tutti legati con catene e impossibilitati a muoversi. Si possono immaginare le condizioni igieniche nelle quali giungevano in porto. La fontana consentiva loro, a gruppi di tre, di lavarsi e di fare le pulizie anche a bordo, anche se l’acqua delle fontane avrebbe dovuto servire solo per bere. Della fontana in questione davanti a Ponte Reale scrive il Ratti definendo così il ponte “per essere il più signorile degli altri. Fu ingrandito e ridotto alla forma che si vede al presente dall’architetto Aicardi che vi ha posto in mezzo una bella e di marmi vagamente ornata fontana.  Colla statua della fama e vari putti in giro, che gettano acqua, la quale andando per canali sotterranei a sboccare in mare dà il comodo di attingerla ai marinai, senza che scendano in terra”.

Mercato Orientale di Genova
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Della fontana fa un accenno anche il Soprani, definendola “nobile e maestosa… copiosa di acque”. La delibera della costruzione della fontana fu nell’anno 1643, ma cominciò a funzionare nel 1647 grazie alla derivazione che scendeva attraverso Soziglia dalla fonte dell’Acquasola. Il disegno della fontana è degli architetti Pier Antonio e Ottavio Corradi; le sculture decorative sono opera di G.B.Orsolino; il genietto alato poi posto sulla sommità della fontana che suona il nicchio marino di Jacopo Garvo. Nell’anno 1673 la fontana venne ancora avvicinata all’estremità del ponte per rifornire più agevolmente le imbarcazioni di acqua potabile. La figura della fontana era diversa da quella attuale: il barchile era circondato da una peschiera ottagonale di marmo bianco munita di un cancello in ferro che impediva l’inquinamento delle acque. Nella parte inferiore 4 delfini e in quella superiore 4 cariatidi che innalzavano un mostro alato. Diverse stampe d’epoca ritraggono la fontana con intorno la cancellata.  La più nota è quella settecentesca del Silesius. Ad un certo punto storico il porto ebbe servizi di rifornimenti idrici autonomi. Trasferita nel nuovo quartiere presso Brignole, in Piazza Colombo, prese a funzionare il 18 dicembre 1861. Successivamente in

assenza di cancellata furono aggiunte ai 4 lati le vasche semicircolari. La fontana si rivelò provvidenziale per la zona perché serviva per dissetare i tranvai a cavallo (rebellee) e i carri dei bisagnini che vendevano la verdura al vicino mercato. Quando piazza Colombo divenne oggetto dei bombardamenti, di quello navale del 9 febbraio 1941 e di quelli aerei del ’43 e del ’44 la fontana dovette essere sottoposta ad un pesante restauro che ce l’ha resa nello stato di oggi.
Tornando in tema del mercato, esso fu inaugurato alla presenza del sindaco di Genova, all’epoca Francesco Pozzo nell’anno 1899 dopo circa sei anni di lavori ai quali sovrintesero i tre ingegneri comunali Bisagno, Veroggio, Cordoni. Il mercato nacque all’interno dell’antico chiostro annesso alla vicina chiesa della Consolazione, un chiostro la cui lavorazione risaliva al diciassettesimo secolo e non venne mai terminata. Chi vuole vedere i resti di questo chiostro può notarli ancora presenti nei colonnati lato via XX Settembre e nel portale di collegamento con via Galata. Un edificio di oltre cinquemila metri quadrati innovativo perché per la prima volta si costruì in città con il sistema Hennebique, una tecnica che comportava l’utilizzo di calcestruzzo armato, un sistema di costruzione da poco ideato dall’omonimo ingegnere che garantiva forti garanzie antisismiche e che da lì a poco venne utilizzato in tutta Mercato Orientale di GenovaEuropa. Essendo il mercato inizialmente scoperto, venne col tempo creata una copertura. L’edificio si sviluppa anche sottoterra. C’è la  la presenza di 42 magazzini chiusi alla vista.  All’interno dell’edificio è stato recentemente ricavato uno spazio attrezzato dotato di un Ristorante. Ha   50 posti a sedere, oltre ad uno sfruttamento di 2500 mq. di spazio con altri 300 posti a sedere, una scuola di cucina e una sala di accoglienza attrezzata che consente di accogliere 80 spettatori. Questa operazione ha ampliato il concetto tradizionale di mercato, in linea con le mode più recenti delle grandi metropoli.

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